Ritratto giovanile di Guido Horn. (collezione privata della famiglia Horn)

I primi anni

Stefano Nicola Sinicropi


Guido Horn d’Arturo nasce a Trieste il 13 febbraio del 1879, da Arturo Horn e Vittoria Melli. La famiglia, di origine olandese, è una famiglia ebraica, e il cognome originario è Horn. Il secondo cognome, d’Arturo (dal nome del padre, ma anche della stella più luminosa della costellazione del Boote), verrà aggiunto solo nel corso della Prima guerra mondiale, per evitare la condanna per tradimento da parte austriaca. Il padre muore quando Guido ha solo due anni e la sua educazione viene affidata per intero alla madre e al nonno materno, Raffaele Sabato Melli, rabbino della città di Trieste.  Il giovane Horn compie i suoi studi universitari prima a Graz – quattro anni di matematica, fisica e astronomia – e poi a Vienna, dove consegue il titolo di dottore in filosofia, nel 1902, con una tesi sulle orbite cometarie. La formazione culturale mitteleuropea e lo stimolante ambiente viennese del tempo, specchio di un’Europa in rapido cambiamento a cavallo tra i due secoli, influiscono sulla formazione del vasto orizzonte di interessi caratteristico di Horn. A Vienna, Julius von Hann, professore di fisica cosmica, contribuisce alla sua formazione meteorologica. Formazione che gli varrà l’assunzione come assistente, nell’ottobre del 1903, presso l’Osservatorio Marittimo di Trieste.

Nel luglio del 1907, l’Osservatorio di Catania accoglie la sua domanda e lo chiama, con la qualifica di primo assistente, inserendolo in un contesto di ricerca pienamente astronomico. Durante i tre anni trascorsi in Sicilia, Horn ha l’occasione di fotografare e studiare ben quattro comete: Halley, Morehouse, Daniel e 1910a. Risultato successivamente idoneo al concorso per astronomo aggiunto, nel maggio del 1910, Horn viene chiamato dall’Osservatorio di Torino. E proprio a Torino inizia quell’attività di divulgatore che sarà per lui importante tanto quanto quella scientifica, pubblicando alcuni articoli su una delle prime riviste italiane di divulgazione astronomica, la Rivista di astronomia e scienze affini, della quale è anche redattore.  Poco più di un anno dopo, nel novembre del 1911, Horn si trasferisce presso l’Osservatorio astronomico dell’Università di Bologna. Il trasferimento, proposto dal Direttore dell’Osservatorio, Michele Rajna (1854-1920), gli consente di portare a compimento la riduzione delle osservazioni meridiane eseguite a Torino, e di tracciare alcune carte celesti, destinate a mettere in luce la distribuzione delle nebulose e degli ammassi stellari rispetto al piano occupato dalla Via Lattea. Durante l’anno accademico 1911-12 supplisce Rajna in una ventina di lezioni, e nel maggio del 1913 consegue la libera docenza in astronomia. Per lui, forte di un curriculum e di una nutrita lista di pubblicazioni che gli consentono le più ottimistiche prospettive, si stanno per aprire le porte di una brillante carriera accademica. Ma il corso degli eventi lo porterà per molto tempo lontano da quella cattedra tanto desiderata, e verso un altro tipo di carriera: quella militare.  La Prima guerra mondiale è alle porte.

Guido Horn (a dx) con un amico. (collezione privata della famiglia Horn)

Guido Horn (a dx) con un amico. (collezione privata della famiglia Horn)

La Specola di Bologna in una fotografia tra le due guerre mondiali.


Guido con i fratelli Arrigo e Mario e con la madre Vittoria Melli. (collezione privata della famiglia Horn)

La famiglia

Stefano Nicola Sinicropi


Senza figli e senza una relazione stabile, Guido Horn mantiene legami affettivi molto stretti con i parenti e specialmente con la madre. A lei sono dirette moltissime lettere, sulle quali appare l’intestazione alla donnetta mia.

Donnetta mia, o donnettina mia, è l’affettuoso appellativo con cui Guido si rivolge a Vittoria Melli, alla quale, insieme ai fratelli, provvede anche materialmente. Le invia venti lire ogni mese, anche nei momenti di maggiori ristrettezze economiche, e, all’indomani dell’incarico ottenuto presso la Specola di Bologna, si prodiga per trovarle una degna sistemazione accanto a sé:

«Non vedo l’ora che suoni per noi l’ora sospirata del ricongiungimento; raccoglieremo le nostre suppellettili da Catania da Torino da Lucinico ecc. e vedremo ancora pendere dalle pareti della cucina il baccalà, tenuto in serbo per i giorni dell’inopia».

Dopo aver tentato invano di ottenere un appartamento all’interno della Specola, per abbreviare i tempi si risolve a prendere in affitto un appartamento in via dei Mille al n. 11:

«Donnetta mia, vieni presto. Tutti ti attendono e si fanno una festa sapendo che starai permanentemente a Bologna».

Ma il 27 dicembre 1920, dopo un breve periodo di infermità, Vittoria Melli muore, lasciando Guido in uno stato di prostrazione profonda che durerà per diversi anni, e non lo abbandonerà mai del tutto.

«Anch’io ho conosciuto il dolore, e come finché la mamma viveva io non riuscivo a provare alcun vero dolore, ora che non c’è più non proverò più alcuna gioia vera. Lei sarà stata per me tutta la gioia e tutto il dolore. (
) L’unico bene mio è l’essere suo figlio, e tale, quale Lei forse aveva vagheggiato nei suoi sogni materni. Tu hai detto bene: “Un’eroina”. Semplice e onnipotente, era venerata, anche da persone estranee, come una divinità e il caso volle che le sue spoglie riposassero nella terra sacra di Roma».

A tal punto si spinge la sua nostalgia che il momento della traslazione del corpo da un loculo provvisorio a quello definitivo si trasforma per Guido in un’occasione consolatoria:

«La duplice cassa sepolcrale mantenne la chiusura perfetta, così che potemmo starle da presso tutta la giornata e rivestirla nuovamente di zinco, senza esserne respinti da alcuna esalazione. Si direbbe che la morte abbia, eccezionalmente, rispettato quell’atmosfera di purezza, ond’era circondata la persona della povera mamma ed io mi vi sentii nuovamente immerso, come ai bei tempi della nostra dolce convivenza. Abbiamo rubato un giorno all’eternità della morte. Essa giace ora nel nuovo loculo bisomo, ove io La raggiungerò, quando che sia».

Legatissimo anche ai fratelli, Mario e Arrigo, e ai nipoti Lidia, Bruno, Ferruccio e Mario, figli di Arrigo e residenti a Roma, intrattiene con loro un fitto epistolario. Si preoccupa della salute del piccolo Ferruccio, si prodiga in consigli, complimenti e rimproveri per i successi o i fallimenti scolastici, li aiuta concretamente, condivide con loro passioni di varia natura.

(collezione privata della famiglia Horn)

(collezione privata della famiglia Horn)

Gruppo di famiglia al mare; Guido Horn è il primo a dx. (collezione privata della famiglia Horn)